Le imprese che hanno costruito i "mostri" degli Emirati sfidano la cordata torinese
In questi giorni si decide l´esito della gara per l´appalto I piemontesi contro il pool libanese
Da La Repubblica del 14 gennaio 2010
Ottavia Giustetti
Direttamente dal Libano i costruttori di alcune delle più alte torri di Abu Dhabi e Dubai, l´Acc (Arabian Construction Company), approdano a Torino assieme all´impresa edile romana Astaldi per aggiudicarsi la realizzazione del grattacielo Intesa-San Paolo, disegnato da Renzo Piano. Un progetto da oltre duecento milioni di euro fortemente voluto dalla componente torinese della banca e per il quale si decide in questi giorni l´esito della gara di affidamento dell´appalto di costruzione. I rumors si rincorrono e cresce l´attesa per la decisione su una delle più grandi e prestigiose opere mai costruite in città. Mentre è soprattutto la cordata delle imprese piemontesi in coppia con Impregilo a temere che l´affaire sfumi e i lavori vengano affidati alla ditta romana che si presenta insieme agli arabi. In totale sono sei i raggruppamenti di imprese che hanno partecipato alla gara, selezionate da Intesa-San Paolo (escluse non senza qualche polemica le cooperative rosse per decisione della banca) ma, a quanto pare, sarebbero proprio Impregilo (insieme a Impresa Rosso, Codelfa, Zoppoli e Pulcher e Gozzo) e Astaldi (in coppia con i libanesi) in pole position per la vittoria. Entrambe hanno fatto buone offerte economiche ed entrambe rappresentano solide realtà imprenditoriali. I primi ovviamente contano molto sulla propria alleanza con aziende e istituzioni piemontesi per risultare graditi alla commissione. Ma qualcuno tra i tecnici avrebbe obiettato, durante la valutazione delle offerte, che Impregilo ha sì fatto un buon prezzo, ma poi ha l´abitudine di chiedere più soldi mentre i lavori sono in corso, utilizzando in maniera troppo disinvolta lo strumento delle riserve e del contenzioso. Si tratta di una procedura che consente ai costruttori di «ritrattare» con il committente il prezzo di alcune categorie di lavori o di proporre varianti e che in realtà è largamente utilizzata da tutte le grandi imprese. Queste, costrette sempre più a concorrere in gare al massimo ribasso, aggiustano il prezzo in corso d´opera utilizzando questo stratagemma. Al terzo posto, secondo le indiscrezioni e sempre per quanto riguarda l´aspetto economico dell´offerta, ci sarebbe il gruppo romano Condotte, e al quarto Rizzani de Eccher di Udine. Ma la cifra chiesta a Intesa-San Paolo dalle ditte che si contendono l´appalto milionario rappresenta solo uno (certamente il primo) di otto punti che saranno valutati dalla commissione tecnica proprio in questi giorni. Gli esperti stanno considerando una ad una le diverse possibilità, avvalendosi anche dell´aiuto pratico di una società di consulenza di provenienza americana, la Jacobs Engeneering. Questi, entro la fine del mese, daranno una indicazione definitiva ma sarà poi la commissione aggiudicatrice, composta di soli banchieri, ad avere l´ultima parola.
L´affare fa gola a molti e in queste settimane chiunque dei partecipanti abbia una conoscenza tra i commissari o possa esercitare qualche pressione politica, non si perde d´animo. Tutti spendono senza riserve il proprio asso e indagano nel tentativo di comprendere quali siano le evoluzioni nella valutazione. C´è inoltre da tener conto del fatto che, trattandosi della gara di un committente privato, non c´è speranza per i concorrenti esclusi di fare alcun ricorso. Né il San Paolo ha l´obbligo di motivare qualsiasi scelta che non sia solo il prezzo più basso. Anche se i «saggi» che hanno tra le mani le sorti dell´appalto ostentano invulnerabilità e la massima riservatezza, pare comunque impossibile immaginare che un´operazione di queste proporzioni risulti alla fine immune dai condizionamenti e dalle pressioni politiche. Quindi, messi da parte i sette punti oltre all´offerta economica, quanto la città riuscirà a muovere, per far restare il business tra i suoi confini e non regalarlo così su due piedi ai concorrenti arabi?
Più alti che al Beaubourg i pilastri d´acciaio di Piano
Sembra un vezzo di Renzo Piano quello di progettare i suoi edifici con mastodontici pilastri in ferro complicatissimi da portare in cantiere perché alti come palazzi di sedici piani. Tali saranno quelli che sorreggeranno il grattacielo di Intesa San Paolo, tali erano quelli che sostenevano il primo grande capolavoro dell´architetto genovese, il Beaubourg di Parigi. Si racconta che all´epoca (era la fine degli anni Settanta) i costruttori fecero viaggiare di notte su enormi camion le colonne d´acciaio fino al centro di Parigi e blindarono tutti i tombini lungo la strada per impedire che il peso di questi camion facesse crollare l´asfalto. Ora anche Torino dovrà trovare un modo per trasportare i suoi sei giganteschi pilastri in corso Vittorio Emanuele: i tecnici hanno suggerito una strategia ma hanno lasciato libere le ditte concorrenti di proporre ognuna la propria soluzione. Il requisito della sicurezza del cantiere sarà molto importante.
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