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Grattacielo Sanpaolo, ribatte l'assessore

 

02 DIC 2009

Da La Stampa del 02.12.2009

Il bilancio della Città non ha nulla a che fare con la scelta di consentire anche l’edificazione in altezza. Con il Consiglio d’Europa crediamo che le città siano i luoghi privilegiati dell’intensa interazione necessaria alla produzione del sapere e dell’innovazione; e che queste siano le chiavi per riposizionare utilmente la città nella grande competizione in cui, volenti o nolenti, siano immersi.
La città è per definizione densa di funzioni e attività, e compatta di costruito. Lo è storicamente; lo è negli orientamenti prevalenti nel dibattito contemporaneo. Gli edifici alti soddisfano egregiamente tale esigenza, liberando suolo e mantenendo alta la densità; e inoltre hanno un alto valore simbolico nel segnare le nuove centralità della città contemporanea: i luoghi della massima accessibilità con mezzi del trasporto pubblico veloce (ferroviario e metropolitano). Perché una delle chiavi del futuro sostenibile della città è proprio rendere relativamente superfluo l’uso del mezzo privato per l’accesso ai servizi, pubblici e privati, che solo la grande area urbana può offrire.
Il grattacielo San Paolo in questo senso ha certamente grande valenza simbolica. L’intervento di Guido Montanari (pubblicato lunedì scorso nelle Lettere) è zeppo di luoghi comuni e pregiudizi: «la svendita del patrimonio pubblico», «la cementificazione», «le periferie senza verde e servizi» ecc.
Siamo per una concezione dinamica e non feticistica del patrimonio pubblico, che si tiene finché serve e si usa. Poi viene sostituito da nuovi beni che rispondono alle esigenze dell’oggi (le grandi infrastrutture) e che possono essere realizzati anche grazie alla dismissione di quanto non serve più.
Le periferie, semmai, hanno il problema di avere troppo verde pubblico e servizi (con l’eccezione degli asili nido), che non si riescono a gestire e mantenere efficacemente, producendo sentimenti di degrado e infine di insicurezza.
Occorre piuttosto ridimensionare la dotazione, per poter assicurare un buon livello qualitativo dei servizi resi. Il resto è fantasia fuori dalla realtà.

Mario Viano, assessore all'Urbanistica del Comune di Torino


 

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