NON GRATTIAMO IL CIELO!

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Grattacielo, il sindaco chiede lumi a Salza

 

01 DIC 2009

Da La Stampa del 01.12.2009

Beppe Minello

L’ultima battaglia per il grattacielo di Intesa-Sanpaolo la si sta combattendo nelle retrovie. Per rendere meno accidentato il cammino dell’ultima delibera necessaria per l’ok definitivo all’edificio (il Pec, Piano esecutivo convenzionato, cui seguirà il permesso a costruire di competenza degli uffici e non più della politica), il sindaco Chiamparino ha alzato il telefono e composto il numero del presidente del Comitato di gestione di Intesa-Sanpaolo, Enrico Salza. A Salza, il sindaco avrebbe chiesto di valutare la possibilità di rivedere la convenzione stipulata con il Comune.
I contestatori dell’opera temono che la banca, una volta costruito l’edificio, possa chiedere al Comune il cambio di destinazione d’uso da uffici a, magari, residenziale.
Chiamparino ha dunque chiesto a Salza se il limite dei 5 anni contenuto nella convenzione non lo si può alzare a dieci. «In ogni caso, non è solo un problema di destinazione d’uso: la banca potrebbe non chiedere alcun cambio, semplicemente potrebbe decidere di andarsene da Torino. Ecco, Intesa-Sanpaolo dovrebbe assumere maggiori e più stringenti impegni sulla sua presenza in città», incalzano Monica Cerutti (Sl), Gallo (Nuova sinistra), i quali già annunciano la loro astensione sul Pec, e Silvestrini (Rifondazione) che, invece, voterà contro. Non si conoscono le parole usate da Salza per rispondere al sindaco, però il senso sì: «Ma siamo matti? Dietro il progetto e la convenzione ci sono studi e valutazioni che hanno impegnato tempo, uomini e mezzi per anni. Quel limite temporale è uno degli elementi alla base di queste valutazioni, cambiarlo vorrebbe dire rivedere un po’ di cose». Magari gli oneri di urbanizzazione - circa 17,5 milioni - che la banca ha già anticipato a Palazzo Civico e che se il grattacielo venisse bocciato dovrebbero essere restituiti. «Sono richieste assurde - dice Giorgis, capogruppo Pd -, se mai la banca volesse cambiare la destinazione d’uso a chi dovrebbe chiederla? Sempre al Comune che potrà negargliela. E poi c’è il Codice civile che parla di 5 anni. In ogni caso, ve la immaginate la banca che se ne va dopo un simile investimento? E poi un grattacielo di 40 piani chi se lo prenderebbe? Non scherziamo...». La Lega, da sempre contraria all’opera, e la sinistra in tutte le sue sfumature, hanno dunque presentato oltre 200 emendamenti obbligando la maggioranza a rinviare la discussione e l’agognata approvazione del Pec da ieri a mercoledì della prossima settimana.
Un fatto che il comitato «Non grattiamo il cielo di Torino» vanta come una propria vittoria: «Abbiamo conquistato 8 giorni». Vanno invece avanti i lavori preparatori del cantiere del grattacielo, cioè la costruzione della «scatola» di cemento armato con lati di 40 metri «infilati» nel terreno e che costituirà la base del gigante.


 

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