NON GRATTIAMO IL CIELO!

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La Regione doveva e dovrebbe fare come la Provincia

 

25 NOV 2009

Contro questa Torre della Regione abbiamo condotto meno agitazione e raccolto meno proteste solo perché insiste su un’area meno centrale - e forse perché appare più probabile un suo effettivo uso per uffici attivi – ma si tratta in ogni caso di una operazione incompatibile con l’equilibrio cittadino e incompatibile con i criteri e i contenuti della delibera di iniziativa popolare che il consiglio comunale ha APPROVATO nel novembre scorso.

La Sovrintendenza non è stata interpellata sull'impatto paesaggistico di questa Torre.

Bisogna comunque tenere conto che le simulazioni, le immagini dei progetti, sono molto spesso migliori di quello che poi si vedrà. Si dovrebbe andare a cercare come era stato presentato il Palazzo di Fuksas a Porta Palazzo e come poi è risultato nella realtà.

Come misura minima di salvaguardia la Delibera di Iniziativa Popolare di Non Grattiamo il Cielo di Torino aveva stabilito che di non superare in ogni caso l’altezza di 80 metri in un’area centrale comprendente anche l’area del GrattaRegione, e di 100 metri in tutta la città.

Non c’era scritto che questi limiti dovessero valere solo per chi non aveva ancora presentato progetti.( In particolare per quello della Regione il consiglio comunale non aveva votato una variante urbanistica vera e propria.)

Sul piano economico-ecologico le cose che abbiamo letto sui giornali in questi giorni in celebrazione della presentazione del grattacielo Fuksas meritano tutte di essere vivisezionate. Se fossero infondate farebbero cadere ogni validità al progetto. Se fossero vere aprirebbero la strada alla moltiplicazione di queste iniziative facendoci ripiombare in quella logica dello sviluppo come crescita, e prevalentemente come crescita immobiliare, che a parole la parte più avveduta della classe dirigente locale (Giunta Bresso) dice di voler superare.

Cosa significa che l’investimento della Regione sul suo grattacielo è un grandioso contributo al Pil?

Il Pil è ancora il metro di misura del progresso e come lo si calcola? E’ ancora tempo di esaltare come valore in sé il “più grande cantiere”? Avevamo detto che la più grande e benefica opera pubblica sarebbe un piano coordinato di piccole opere di salvaguardia, risparmio energetico, impianti rinnovabili, non l’ingresso dei Governi Regionali nella imprenditoria immobiliare dei grandi edifici.

Le pratiche e le politiche della Regione come realtà lavorativa e azienda devono essere di buon esempio per la società e l’imprenditoria. Questa idea di abbandonare le varie sedi dove ci si trova in affitto - o anche come proprietari – per costruire un grande edificio ex novo non può essere un esempio da generalizzare. Da un punto di vista della mobilità e dei consumi energetici potrebbe avere un effetto positivo o neutro solo se gli uffici che vengono abbandonati venissero completamente “spenti”. Ma è evidente che non può essere così, altrimenti sarebbe una perdita economica clamorosa.

Quindi, dato che il grattacielo per quanto ben cappottato e isolato e pannellato e sventolato, costituisce comunque un consumo energetico IN PIU’ rispetto a quelli esistenti, andiamo a verificare bene i conti e pretendiamo che siano verificati da più soggetti, non solo da quelli proponenti. Che addirittura l’operazione GrattaRegione faccia risparmiare tonnellate di C0 2 rispetto alla situazione attuale appare una affermazione paradossale e provocatorio. A meno che non dimostrino che ogni giorno i dipendenti della Regione si spostano da una sede all’altra con automobili o tremendi motorini e domani invece si mettano tutti ad abitare nelle “case Peveraro” sotto il grattacielo.

Sotto un profilo strettamente economico, dove e quando è stata condotto un confronto tra ipotesi diverse su come razionalizzare la spesa per le sedi regionali? Non è inquietante l’idea di vendere la sede storica di Piazza Castello? Come mai si dice che il grattacielo costerebbe solo 13 milioni l’anno per vent’anni quando per l’analoga Torre Intesa San Paolo si ipotizzano spese molto superiori (almeno 400)?

A occhio molto più oculata e sensata sotto tutti i punti di vista è stata la scelta della Provincia di mettere a posto un edificio recente e dismesso come il palazzo Ex Telecom per concentrare gli uffici, e di mantenere la sede storica di via Maria Vittoria, e la sala di Piazza Castello.

Nel centro storico di Torino resterebbero tutti, tranne la Regione. O si pensa in futuro di vivere sul treno Lingotto Porta Susa o si provocano nuovi spostamenti faticosi.

(Bisognerebbe anche valutare se i soldi sottratti alle affittanze attuali non riducano “il Pil...”)

Formigoni si accinge a inaugurare il secondo Palazzo della Regione Lombardia sotto forma di grattacielo. In un quadro in cui, ovviamente, non si dice di no a nessun altro sogno o segno immobiliare. Ma a Milanhattan, poi sono i privati a tirarsi indietro, preoccupati dall’effettivo ritorno degli investimenti, mentre i soldi pubblici, quando piace, non mancano. E a Torino? Si decide che come la Regione è una sola per tutti c’è un solo grattacielo alto come la Mole? E’ più probabile che il colosso della Regione generi altri mostri. Tanto per cominciare, crea almeno dal punto di vista psicologico, la condizione per cui quello che dovrebbe essere il massimo difensore dell’equilibrio ecologico e del paesaggio, appunto la Regione, non dice nulla rispetto alla Torre Intesa San Paolo.

Quindi no e no, non è troppo tardi per opporsi e chiedere che si riveda e ricalcoli tutto.

Il Comitato Non grattiamo il cielo


 

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