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Caro Benessia, sul grattacielo siamo con lei

 

02 NOV 2009

Lettera aperta di Monica Cerutti, capogruppo di Sinistra Democratica al Comune di Torino - da La Stampa del 02.11.2009

Caro Benessia,
è passata una settimana dal nostro incontro casuale sull'aereo Roma-Torino alla presenza del sindaco Chiamparino. In quell'occasione, sorvolando Torino, durante l'atterraggio, il sindaco ha ironizzato su quanto è bella la nostra città dall'alto e su come lo sarà ancora di più con il grattacielo di Porta Susa, non raccogliendo la mia approvazione, e adesso apprendo anche la sua. Leggo infatti, dopo qualche giorno, le sue considerazioni non proprio in sintonia col primo cittadino: la torre Intesa Sanpaolo, a suo avviso, sarebbe «una bestia strana, che costa tanto, mangia energia, e come tutti i grattacieli dopo un certo numero di anni deve essere abbattuto e rifatto».
Che il presidente della Compagnia di San Paolo, la maggiore azionista di Intesa Sanpaolo, faccia queste affermazioni ha stupito non poco.
Chi ci vuole vedere solo un suo schiaffo al principale sostenitore del grattacielo, vale a dire il presidente Salza, banalizza.
Affermazioni che rispecchiano la torinesità, la sua concretezza, che vorrebbe che la nostra città contasse di più rispetto a Milano nel polo bancario, ma nei fatti, nell'organizzazione, non solo simbolicamente con un'opera che andrebbe a rappresentare un potere che nella realtà non c'è.
Dall'altra le sue perplessità sono sul fronte dell'impatto ambientale e energetico. Su questi aspetti in questi giorni stiamo esaminando in Consiglio comunale i risultati della Valutazione Ambientale Strategica, che ha preteso chi come me non era ideologicamente contraria a priori alla costruzione dell'opera, ma ritiene che il suo impatto sia sottostimato.
Le sue parole riflettono anche le difficoltà di questo periodo, in cui le condizioni sono profondamente mutate rispetto a quando il grattacielo è stato concepito. Non solo per il fatto che non ospiterà più l'ufficio del dottor Modiano, così come lui stesso ci aveva assicurato in Commissione Urbanistica, quando tutti sapevamo che la Banca dei territori di cui era responsabile ha la sua forza nelle filiali sul territorio, e non nella concentrazione in un unico edificio. Ma soprattutto per la crisi economica che interessa pesantemente la nostra città e tutto il Paese.
Proprio in base a queste riflessioni, non varrebbe forse la pena ripensare l'opera in una direzione maggiormente sostenibile dal punto di vista ambientale, paesaggistico, economico? Non si tratta di annullare la costruzione di un edificio che divenga un punto di riferimento per Intesa Sanpaolo, ma di adattarlo allo spirito dei tempi. Non chiedo di rinnegare le scelte fatte, ma di aver la capacità di rivederle. Non mi sfugge che sono in gioco i rapporti di potere, ma auspico che si possa ragionare anche su come sia meglio investire ingenti risorse in un momento di crisi.


 

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