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Intervento sulla Stampa di Montanari e Soave. La Variante 200 (!)

 

25 GEN 2009

Verso una nuova cementificazione?

Gent.mo Flavio Corazza
Redazione Torino “La Stampa”

Se è vero che la Variante 200 (!) al piano regolatore è un provvedimento di grande rilevanza per il futuro della città sarebbe opportuno ascoltare di più la voce dei cittadini.
Nel marzo scorso l'assessore Viano con il documento "Indirizzi di politica urbanistica" si era impegnato ad aprire una vasta discussione nella città e nel Consiglio Comunale. Ciò non è avvenuto, ma si stanno attuando tutte le proposte di quel documento, mai discusso né approvato. Si aprono nuovi grandi centri commerciali mentre il tessuto commerciale tradizionale è soffocato. Si intaccano le aree a parco naturale e si cancellano le aree industriali (ex ISVOR-Fiat, Ghia, Tecumseh, Officine Grandi Motori, Lancia) ricche di memorie storiche, per far spazio ad altre "palazzate" anonime, così come si è già fatto per le “spine” i cui nuovi tessuti urbani, senza relazione con il paesaggio e prive di servizi pubblici, sembrano ricalcare la peggiore speculazione degli anni Sessanta. I grattacieli del San Paolo e della Regione Piemonte appaiono sempre più mostri anacronistici nel quadro della crisi internazionale.
La Variante 200 basandosi su un’ipotesi di tracciato della Linea 2 della metropolitana, permetterà vaste operazioni immobiliari sull'area dell'ex-Scalo Vanchiglia e su tutta la zona Nord. Ad essa esponenti della maggioranza collegano il dogma dell'Alta Velocità, l'interramento della Torino-Ceres, la realizzazione del corso Marche "a tre livelli", la tangenziale Est, ecc. Il tutto è presentato come “valorizzazione del patrimonio paesaggistico e ambientale”. A noi sembra un invito a rafforzare il "partito del cemento" col mito di un nuovo ciclo di "grandi opere". In sostanza per sfuggire all’indebitamento della città, dovuto in gran parte alle precedenti "grandi opere" si propongono dosi crescenti di quella stessa medicina che ha portato all'attuale voragine: 1) svendita del territorio per incassare oneri di urbanizzazione da iscrivere a bilancio prima ancora che partano le operazioni indotte dalle varianti; 2) svendita del patrimonio immobiliare, e "ipoteche" sui beni demaniali (comunale, statale, ferroviario, militare, etc.) per una futura valorizzazione; 3) Incorporazione degli utili delle aziende partecipate e operazioni societarie per mettere sul mercato quote azionarie e favorire l'ingresso dei privati nei grandi business di rifiuti, acqua, energia, trasporti.
Torino si accinge a consumare le superstiti aree agricole e a parco nei quadranti nord e ovest. Ma la vendita del patrimonio pubblico e la messa “a reddito” del territorio, con edificazioni sparse in altezza ed eliminazione di spazi pubblici è l’unica soluzione possibile?
Chiediamo che la variante 200, non sia giocata tatticamente all'interno della maggioranza, e per avviare operazioni immobiliari e infrastrutturali di dubbia utilità, ma sia l'occasione per aprire una vera discussione sul futuro della nostra città, sui “limiti dello sviluppo” urbano, sulla sostenibilità sociale e ambientale delle trasformazioni.
Perchè non bloccare le costruzioni in altezza come richiesto dalla delibera firmata da più di 2000 cittadini e parzialmente adottata dal Consiglio comunale? Perché non costituire un organismo “super partes” di controllo della qualità urbana che scongiuri ulteriori distruzioni del patrimonio storico e verifichi il progetto delle nuove realizzazioni? Sono sempre di più i cittadini preoccupati dalle trasformazioni della loro città: perché non ascoltare la loro voce?

Per il “Comitato non grattiamo il cielo di Torino”
Guido Montanari e Emilio Soave
(www.nongrattiamoilcielo.org, e-mail: cieloditorino@libero.it)


 

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