NON GRATTIAMO IL CIELO!

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La strana mora sui grattacieli - da La Stampa del 11.12.2008

 

11 DIC 2008

Paolo Hutter, Guido Montanari

Quando davvero aprirà, quello del grattacielo San Paolo non sarà il cantiere che aiuta Torino a uscire dalla crisi. Rischia anzi di essere una palla al piede per la Banca, oltre che un salasso per le Fondazioni San Paolo e Cariplo che si vedranno ridotti i dividendi per sostenere lo sforzo. Anche se bastassero 250 milioni di euro a fare tutto quanto è stato ipotizzato, ci saranno poi spese di manutenzione ingenti.
Nessuna banca al mondo sta cominciando a costruirsi grattacieli, da quando la crisi è esplicita, e persino a New York (dove è un po' più comprensibile costruirsi una torre) quelle che li hanno stanno cercando di venderli o ipotecarli. Non abbiamo mai creduto che questi nuovi uffici fossero davvero necessari alla Banca, e ora a maggior ragione rischiano di restare vuoti, visto che non ci saranno né la Banca dei Territori né la presenza di Modiano ai vertici.
Il gruppo «Non grattiamo il cielo di Torino» ha continuato la sua azione in questi mesi arrivando a provocare poche settimane fa l’approvazione di una delibera che di fatto sancisce una moratoria sui progetti di grattacieli in città. Le firme sono servite a qualcosa, e anche le piccole manifestazioni, la fatica dei presìdi che hanno tenuto viva la fiammella.

Per la prima volta il consiglio comunale di Torino ha accolto una delibera di iniziativa popolare su un tema controverso. Il meccanismo per arrivare al piano di tutela del paesaggio urbano è complesso ma intanto ecco un criterio piuttosto chiaro: «in tutto il territorio comunale, fatti salvi gli interventi già autorizzati con specifici provvedimenti (leggasi Porta Susa, ndr), non dovranno essere consentite nuove edificazioni, o sopraelevazioni, che superino l'altezza di m. 100. In un ambito più ristretto di salvaguardia paesaggistica, che si colloca nel raggio di 5 km dalla Mole Antonelliana, e per una profondità di 2 km dalla sponda sinistra del fiume Po, siano consentite, per nuovi interventi o sopraelevazioni, altezze massime di m 80...». Quando abbiamo iniziato, quasi un anno fa, la raccolta delle firme speravamo che il consiglio votasse questa moratoria prima di autorizzare la sopraelevazione delle Turin Towers adiacenti a Porta Susa. Avevamo però anche il timore che un voto favorevole non arrivasse mai, visto quanti politici avevano definito passatiste e infondate le nostre preoccupazioni sull’altezza degli edifici. Ora si è riconosciuto che un problema di coerenza urbanistica e di tutela del paesaggio esiste. E si mette obiettivamente in mora anche il grattacielo della Regione, il progetto affidato a Fuksas, che supera abbondantemente gli 80 metri di altezza in un’area entro 2 kilometri dal Po. Nessuno si è opposto a questa delibera di moratoria, non sappiamo se per dare un colpo al cerchio dopo il colpo alla botte (autorizzazione torre San Paolo) o perché effettivamente si sente il bisogno di una revisione. A maggior ragione non ci rassegniamo alla costruzione del progetto voluto da Salza. La contestazione si sposta dal piano urbanistico-paesaggistico a quello economico. In tutti i modi, a partire da oggi, chiediamo ai vertici Intesa San Paolo di fermarsi, e di riflettere, prima di dover negare crediti a imprese e a singoli per azzardare centinaia di milioni di euro nella costruzione di un monumento auto-celebrativo. A meno che l’intenzione non sia quella di fare alloggi di lusso, quelli si forse vendibili, ma il consiglio comunale ha deciso che per almeno 10 anni una trasformazione del genere (da terziario a residenziale) sarebbe bandita.


 

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