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Spunta il grattacielo San Paolo

 

11 GIU 2011

Il cantiere, anzi il travaglio, è durato tre anni. Ma alla fine, dalla terra transennata di blu in corso Inghilterra, sono spuntati i piedi in cemento del Gigante. Il frutto del parto (le fondamenta, due piedistalli grandi quasi quanto la Gam, che conterranno ognuno tre ascensori, per un volume pari a 160 mila metri cubi) da qualche giorno svetta ben al di là della palizzata anti-curioso su cui rimbalza il logo del 150° dell’Unità d’Italia.

Una delle fasi più delicate del grattacielo Intesa-Sanpaolo, mega-costruzione alta 166 metri e 26 centimetri (giusto per restare una spanna sotto la Mole), si è dunque conclusa. Come sono terminati i cinque piani interrati del parcheggio che riusciranno ad ospitare 400 auto. Soltanto l’invaso - una scatola di calcestruzzo profonda circa 20 metri e grande quanto la superficie - che si estende per circa 7 mila metri quadrati, è costato 18 milioni di euro.

Guardando quei due tozzi parallelepipedi attorno ai quali si muovono lesti cinquanta operai-formichina con l’elmetto giallo pare impossibile che siano i piedi del Gigante. Eppure sosterranno 38 piani, centinaia di uffici e open-space, un ristorante panoramico che sembrerà sospeso oltre che sulla città su un giardino tropicale. E’ la Torino che cresce, lentamente, insieme con gli ecomalumori, ma cresce. In verticale, ma anche in orizzontale, perché seppur con abbondante ritardo - sarà un destino legato al mondo dei treni - stanno procedendo anche i lavori di copertura della nuova, avveniristica e scintillante Porta Susa.

Astronave trasparente in acciaio e vetro, sdraiata fra corso Vittorio e piazza XVIII Dicembre e corso Bolzano, la stazione dovrebbe essere inaugurata entro il prossimo anno. Più o meno quando il grattacielo Intesa-Sanpaolo avrà doppiato l’altezza della vicina sede della Provincia, che oggi domina solitaria in corso Inghilterra. Perché il Gigante - alto il doppio della torre Littoria di piazza Castello - sarà pronto «soltanto» - e si fa per dire, perché si tratta di un’opera non soltanto alta, ma dalla raffinatissima tecnologia - nel 2013.

In questo capolavoro di acciaio e vetro firmato dall’archistar Renzo Piano, e contro il quale si stanno battendo con tutte le loro forze gli ambientalisti (Paolo Hutter è arrivato a «vendere», per finanziare il comitato «Non grattiamo il cielo di Torino», una fotografia dello skyline di Torino: «un panorama così, dopo il grattacielo, non lo vedrete più!»), lavoreranno 2 mila dipendenti del gruppo bancario. Il centro direzionale (che verrà riscaldato e raffreddato grazie all’energia geotermica) sarà sede lavorativa e molto altro: spazi fruibili dai cittadini nella parte più bassa (compreso un asilo da 60 posti), una caffetteria, un grande auditorium. Al top del grattacielo verranno ospitati il ristorante, lo spazio espositivo, il bar e la terrazza panoramica, racchiusi nella serra bioclimatica.

Come si legge sul sito della «Rizzani de Eccher», l’impresa che si è aggiudicata la sfida insieme con la svizzera «Implenia», il valore dell’appalto supera i 240 milioni, ed è stata stabilita in 36 mesi la durata dei lavori. Lavori che non si fermeranno mai, neppure ad agosto, «forse tre o quattro giorni a cavallo del 15». E se Rfi non riuscirà neppure stavolta a rispettare i tempi di consegna dei lavori della stazione, il Gigante rischia di essere inaugurato prima della nuova stazione di Porta Susa.

L’ultima promessa dell’ad Mauro Moretti è datata 15 luglio: Rfi si è impegnata ad aprire entro quel giorno una parte del nuovo fabbricato viaggiatori su cui converge la fermata della Linea 1 del metrò. Speriamo. Perché per ora l’unico cantiere che procede ad alta velocità in corso Inghilterra è quello del Gigante.

FONTE: lastampa.it


 

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