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Lettera di Filippo Ferraris pubblicata da "Specchio dei Tempi" su La Stampa il 10 giugno 2011

 

11 GIU 2011

«Ho seguito con interesse il dibattito nato intorno alla realizzazione di grattacieli a Torino, non solo in quanto architetto ma anche in quanto torinese che vive al momento a New York.

«Da architetto sono entusiasta che finalmente si parli di architettura di qualità nella mia città, con progetti firmati dai più grandi architetti quali Renzo Piano e Fuksass. Mi viene il dubbio però che agli architetti (i cui progetti sono di indubbia eccellente qualità) sia stato chiesto di realizzare interventi che vanno contro-tendenza rispetto al resto del mondo: ad esempio a New York, capitale dei "grattacieli", è stata bloccata la realizzazione di edifici alti in molte aree dell'East e West Village per conservare lo skyline storico e non togliere aria e luce alla zona storica della città. Sono invece favoriti interventi attenti alla complessità della città per rinnovarla con sensibilità, come l'intervento della High Line, che ha non solo riqualificato una zona degradata di Manhattan, ma che ha portato l'attenzione dei cittadini sul verde, sul fruire di spazi pubblici.

«Mi auguro che le amministrazioni torinesi abbiano lo stesso intento per Torino, città che qui in America é ammirata per essere una delle poche ad aver mantenuto una sua identità storica forte. Sarebbe triste omologarla ad un non-luogo qualsiasi, con tentativi di internazionalità a colpi di simboli a sè stanti che hanno l'unico pregio di avere grandi firme. E' un tipo di intervento che si fece negli anni '90 a Bilbao con il Guggenhaim di Ghery, intervento lodevole e chiave per un rinnovo della città, ma che ora é anacronistico riproporre per una città come Torino, che potrebbe invece valorizzare il suo patrimonio senza stravolgerlo, rinnovandolo con architettura di qualità, ma possibilmente non "fuori luogo". Il rischio è di compromettere per sempre un patrimonio di tutti, il paesaggio, che non può certo restare immutato nei secoli, ma che sarebbe sensato far evolvere con sensibilità».

Filippo Ferraris


 

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